No, in realtà le ferie sono lontane (anche troppo) e qui non si chiude mai, ma reputavo giusto salutare gli autori delle quasi 2000 visite di cui questo blog è stato oggetto in circa 8 mesi.
Non so se questa mia folle idea abbia ispirato a qualcuno e fino a che punto abbia raggiunto gli scopi che si prefiggeva, ma da qualche parte bisogna pure cominciare a provare a far funzionare le cose diversamente.
Posso dirvi, sicuramente, che è stato molto faticoso per me mettere insieme e rielaborare tutto il materiale da sola e che non so se l'anno prossimo mi avventurerò nuovamente in questo impegno (in questi termini, ovviamente). L'ideale sarebbe una gestione condivisa di questo ambiente di documentazione reticolare che è L'officina di Jacopo ma credo di aver già chiesto troppo al resto del team...
Ciò non toglie che credo sia stata comunque un'esperienza importante e anche un po' divertente, in fondo. La raccolta di filmati, le foto, le sintesi degli incontri, gli scambi di mail hanno testimoniato il lavoro di tutti con e per Jacopo. Ora metterò questo pezzetto di vita su un CD e lo archivieremo.
Grazie a chi ha collaborato, a chi ha letto, a chi ha scritto... e soprattutto grazie a Jacopo, senza il quale non saremmo qui.
martedì 5 giugno 2012
mercoledì 7 marzo 2012
Come un "quaderno dei resti"...
Se io avessi un quaderno dei resti e ci dovessi incollare/conservare qualcosa di questa mia ennesima folle avventura alla scoperta della CAA e della maniera per comunicare con Jacopo, questo post dovrebbe essere pieno di biglietti di tutti i mezzi che prendo per spostarmi per l'Italia (principalmente a Milano, ma non solo) ma anche di tutti i post-it mentali e le immagini che rumoreggiano nel mio cervello mentre mi sposto da un luogo all'altro sintetizzando, rielaborando, personalizzando...
Ieri ho partecipato al seminario sulla lettoscrittura in simboli [pdf] tenuta da Eleonora Bergamaschi del Centro Sovrazonale per la Comunicazione Aumentativa ed è stato molto importante per tirare un po' le fila del discorso generale all'interno della mia testa :-) e individuare delle soluzioni comunicative da proporre al resto del team.
Stavo per mettermi a scrivere un documento privato, ma poi ho pensato che qualcun altro si sarebbe potuto avvantaggiare di questi appunti e prenderne spunto e allora ho deciso di fare le mie proposte qui. Per chi si fosse perso l'inizio della storia, ricorderò velocemente il suo incipit.
Quando a settembre Jacopo ha cominciato ad esprimere in maniera inequivocabile il suo bisogno di comunicare e la sua frustrazione per non essere in grado di farlo, ho chiamato Mario Damiani e gli ho chiesto di incontrarci al più presto perché io non sapevo da dove cominciare (ed ero anche abbastanza disperata, in verità). La mia esperienza precedente, in questa fase, mi serviva ben a poco dato che non c'erano parole a cui "aggrapparsi"...
Subito dopo il primo incontro, ho capito che dovevo rimettermi a studiare (posto che io abbia mai smesso) e che Jacopo aveva bisogno che i diversi contesti della sua vita si coordinassero per aprirsi alla comunicazione anche con lui. Detto fatto, mi sono attivata, ho trovato validi e motivati interlocutori e ora eccomi qui a scrivere sul blog.
Finito il prologo (sapete che sono una grande chiacchierona ;-) ), ecco qui le proposte che ho da fare al resto del team in merito all'introduzione/modifica degli strumenti di comunicazione che abbiamo introdotto o che già prevedevamo di introdurre.
1) Quaderno "dei resti". All'inizio dell'anno, questo strumento lo ha introdotto la maestra Patrizia e io ho cominciato a cercare di capire come utilizzarlo poiché non ne avevo mai sentito parlare. Nel testo su L'apprendimento visivo nell'autismo [p.91], si parla del diario per le comunicazioni scuola-famiglia in cui inserire ogni giorno delle immagini, "senza le quali il bambino ha difficoltà a sapere perché i genitori capiscono, o non capiscono, ciò che è successo a scuola".
Si tratta dunque di due strumenti diversi, dato che, nel quaderno dei resti,
E allora che si fa? Entrambe le funzioni sono importanti però è anche vero che noi adulti possiamo utilizzare altri mezzi per le "comunicazioni di servizio" mentre il riferimento concreto è un aggancio importante per il bambino, in questo momento. E lo dico perché ho visto Jacopo maneggiare il quaderno che teniamo sempre nella sua cartella, soffermarsi a lungo sulla foto della scuola che è sulla copertina nonché a manipolare le testimonianze materiali dei suoi lavori scolastici. Se ve lo dovessi descrivere, aveva l'aria un po' stupita, come quando l'anno scorso gli presentammo le nostre foto e sembrava chiedersi: "Ma che ci fanno questi qui dentro?" :-)
Per facilitarne un utilizzo significativo da parte di noi adulti, si può pensare di scrivere quel brevissimo riferimento con i simboli in maniera da poterlo almeno leggere insieme. Man mano che si svilupperà il sistema di comunicazione, potremo poi ampliare ulteriormente la discussione sull'episodio, a scuola, a casa, in terapia... Cosa ne pensate?
2) Tabelle minime
Già dalla settimana scorsa, con Luigia avevamo intenzione di incontrarci in un momento extraterapia per discutere insieme con quali simboli costruire delle tabelle (inizialmente) minime [pdf], da utilizzare quando si fanno determinate attività. Il principio è quello di aumentare l'esposizione di Jacopo ai simboli delle azioni che compie più spesso e di cui ha comprensione verbale per permettergli di utilizzarli anche "in uscita". Di una tabella del genere ne parla la Cafiero a pag.59 del testo che vedete qui accanto. Il fine è anche quello di migliorare nel nostro ruolo di partner comunicativi.
Una volta introdotta questa novità, vediamo come funziona e valutiamo di adattarla anche al contesto scolastico, per esempio nel momento iniziale della mattina, quando a scuola i bambini esprimono in cerchio "come si sentono" :-), sfruttando l'aiuto del care giver di turno ma non solo. Dopo il meeting di domani ;-) , vediamo un po' cosa esce fuori e poi ne discutiamo tutti insieme.
3) INBook
Ho un paio di "librini" (come dicono a Milano :-) in cantiere. Speriamo di finirli al più presto così cominciamo a vedere come ce la caviamo anche lì.
Queste, al momento, sono le questioni su cui lavorare. Sto elaborando le altre ma cominciamo da queste che se mettiamo mano a tutto, tutto insieme... andiamo in tilt! A breve le prossime elugubrazioni...
Ieri ho partecipato al seminario sulla lettoscrittura in simboli [pdf] tenuta da Eleonora Bergamaschi del Centro Sovrazonale per la Comunicazione Aumentativa ed è stato molto importante per tirare un po' le fila del discorso generale all'interno della mia testa :-) e individuare delle soluzioni comunicative da proporre al resto del team.
Stavo per mettermi a scrivere un documento privato, ma poi ho pensato che qualcun altro si sarebbe potuto avvantaggiare di questi appunti e prenderne spunto e allora ho deciso di fare le mie proposte qui. Per chi si fosse perso l'inizio della storia, ricorderò velocemente il suo incipit.
Quando a settembre Jacopo ha cominciato ad esprimere in maniera inequivocabile il suo bisogno di comunicare e la sua frustrazione per non essere in grado di farlo, ho chiamato Mario Damiani e gli ho chiesto di incontrarci al più presto perché io non sapevo da dove cominciare (ed ero anche abbastanza disperata, in verità). La mia esperienza precedente, in questa fase, mi serviva ben a poco dato che non c'erano parole a cui "aggrapparsi"...
Subito dopo il primo incontro, ho capito che dovevo rimettermi a studiare (posto che io abbia mai smesso) e che Jacopo aveva bisogno che i diversi contesti della sua vita si coordinassero per aprirsi alla comunicazione anche con lui. Detto fatto, mi sono attivata, ho trovato validi e motivati interlocutori e ora eccomi qui a scrivere sul blog.
Finito il prologo (sapete che sono una grande chiacchierona ;-) ), ecco qui le proposte che ho da fare al resto del team in merito all'introduzione/modifica degli strumenti di comunicazione che abbiamo introdotto o che già prevedevamo di introdurre.
Si tratta dunque di due strumenti diversi, dato che, nel quaderno dei resti,
"l’adulto può scrivere la data o un brevissimo riferimento ma nulla di più…troppe scritte confondono il b/o, soprattutto se non sa leggere (non deve diventare un resoconto;tra adulti)",che però hanno in comune la volontà di far circolare esperienze e comunicazione tra i vari contesti e di non escludere il bambino da questa comunicazione. Di diverso hanno il tipo di (diciamo così) "supporto simbolico" (materiale per il primo, iconico-verbale per il secondo), nonché la cadenza di aggiornamento (più "rarefatta" nel primo caso, giornaliera nel secondo). A proposito del quaderno dei resti viene infatti sottolineata la necessità di selezionare solo le esperienze veramente significative per il bambino, trasformandolo in un aiuto alla memoria dei propri vissuti.
E allora che si fa? Entrambe le funzioni sono importanti però è anche vero che noi adulti possiamo utilizzare altri mezzi per le "comunicazioni di servizio" mentre il riferimento concreto è un aggancio importante per il bambino, in questo momento. E lo dico perché ho visto Jacopo maneggiare il quaderno che teniamo sempre nella sua cartella, soffermarsi a lungo sulla foto della scuola che è sulla copertina nonché a manipolare le testimonianze materiali dei suoi lavori scolastici. Se ve lo dovessi descrivere, aveva l'aria un po' stupita, come quando l'anno scorso gli presentammo le nostre foto e sembrava chiedersi: "Ma che ci fanno questi qui dentro?" :-)
Per facilitarne un utilizzo significativo da parte di noi adulti, si può pensare di scrivere quel brevissimo riferimento con i simboli in maniera da poterlo almeno leggere insieme. Man mano che si svilupperà il sistema di comunicazione, potremo poi ampliare ulteriormente la discussione sull'episodio, a scuola, a casa, in terapia... Cosa ne pensate?
2) Tabelle minime
Una volta introdotta questa novità, vediamo come funziona e valutiamo di adattarla anche al contesto scolastico, per esempio nel momento iniziale della mattina, quando a scuola i bambini esprimono in cerchio "come si sentono" :-), sfruttando l'aiuto del care giver di turno ma non solo. Dopo il meeting di domani ;-) , vediamo un po' cosa esce fuori e poi ne discutiamo tutti insieme.
3) INBook
Ho un paio di "librini" (come dicono a Milano :-) in cantiere. Speriamo di finirli al più presto così cominciamo a vedere come ce la caviamo anche lì.
Queste, al momento, sono le questioni su cui lavorare. Sto elaborando le altre ma cominciamo da queste che se mettiamo mano a tutto, tutto insieme... andiamo in tilt! A breve le prossime elugubrazioni...
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giovedì 9 febbraio 2012
Laboratorio sui "Libri su Misura" in vista...
Come scrivevo in questo post di dicembre a proposito della prospettiva da valutare per il training di ascolto condiviso, la costruzione del libri con la CAA mi è sembrata una strada molto interessante, tanto da intraprendere l'intero corso organizzato dal Centro Sovrazonale che mi vedrà impegnata lunedì e martedì prossimi (come da calendario) nel laboratorio per imparare a costruire i libri "su misura". Dopo questi due giorni, la formazione proseguirà online con la produzione "autonoma" di altri libri (se non ho capito male circa 10-15). Man mano che le cose andranno avanti, vi aggiornerò!Per arrivare preparata, ho cominciato con il realizzare una piccola sintesi del capitolo 6 del libro che vedete nell'immagine sopra (che ho comprato a Rimini e che è anche nella libreria online dell'officina), prima con una mappa (che potete vedere sotto in formato immagine e che potete visualizzare ancora meglio cliccando qui) che ho poi trasformato in un documento [pdf].
Questo lavoro di sintesi si è reso necessario perché ho bisogno di "simulare" la presenza anche delle altre figure che "ruotano" attorno a Jacopo per fornirne una presentazione esauriente, a cui ora toccherà dirmi la loro, in particolare, su questi aspetti:
- interessi di Jacopo
- criticità e punti di forza su: piano visivo, comprensione linguistica, attenzione, competenze cognitive, funzionamento motorio
- grado di esposizione alla lettura ad alta voce dell'adulto.
Nel testo (ma anche negli incontri in presenza) viene spesso ribadita l'attenzione a non scegliere l'argomento del libro in base a ciò che pensiamo possa essere più utile dal punto di vista educativo o che piace a noi ma ad individuare l'argomento "aggancio" più significativo per "quel" bambino specifico. E' per questo che ci vuole il confronto di tante persone e di tanti punti di vista che vengono poi ulteriormente decentrati nel lavoro di gruppo, grazie alla presenza di soggetti che non lo conoscono.
Per quanto riguarda le immagini, di cui non ho parlato nella sintesi e il cui argomento tratterò in un altro momento, le maestre mi segnaleranno quali delle esperienze che hanno fotografato a scuola si sono per lui rivelate più significative, così come selezionerò le attività che più gli piace fare con l'educatrice e trasformerò i filmati in immagini. Per concludere, ho cominciato una caccia al libro preferito per individuare quelli che gli piacciono di più e scansionarne già le immagini.
Cos'altro volete che vi dica? Ah! Speriamo che con questo tempo, i collegamenti non mi tradiscano ed io riesca ad arrivare a Milano per tempo. Incrociamo le dita! ;-)
sabato 14 gennaio 2012
Primo incontro dell'anno
Oggi il nucleo base del team (insegnanti-educatrice-mamma) si incontra per un confronto informale sulle acquisizioni di Jacopo in seduta di apprendimento.
Durante le vacanze natalizie, qui a casa abbiamo creato la lista delle attività strutturate che vengono proposte a Jacopo in particolare nei contesti casa-ASL, per fare una valutazione che ci permettesse di:
1) individuare se le stesse attività risultavano acquisite in entrambi i contesti;
2) escluderle dalla sessione di apprendimento, per farle rientrare in attività più complesse, per valutarne il grado di generalizzazione.
Durante questa settimana, abbiamo cominciato a fare questo lavoro con Luigia e oggi ci incontriamo tutte insieme in maniera da condividere i risultati di questo confronto con le docenti che possono così progettare attività che inglobino queste acquisizioni e le mettano ulteriormente "alla prova".
Come dimostra anche l'incontro di oggi, un coordinamento di questo tipo richiede tempo e lavoro ma i risultati si stanno vedendo: Jacopo sta veramente volando!
PS Ieri abbiamo guadagnato un altro gesto comunicativo anche se ci dobbiamo lavorare un po'. Jacopo ha (quasi) imparato a dire sì. Per ora, il gesto è quello di mettersi la mano sulla testa perché non ha ancora ben capito come funziona il movimento con il capo però - è ovvio - è il significato quello che più mi interessa in questo momento e l'ampliamento delle capacità di comunicazione e di risposta alle domande. Lo so che fa ridere da morire ma da uno con questa faccia, cosa vi aspettate?
Durante le vacanze natalizie, qui a casa abbiamo creato la lista delle attività strutturate che vengono proposte a Jacopo in particolare nei contesti casa-ASL, per fare una valutazione che ci permettesse di:
1) individuare se le stesse attività risultavano acquisite in entrambi i contesti;
2) escluderle dalla sessione di apprendimento, per farle rientrare in attività più complesse, per valutarne il grado di generalizzazione.
Durante questa settimana, abbiamo cominciato a fare questo lavoro con Luigia e oggi ci incontriamo tutte insieme in maniera da condividere i risultati di questo confronto con le docenti che possono così progettare attività che inglobino queste acquisizioni e le mettano ulteriormente "alla prova".
Come dimostra anche l'incontro di oggi, un coordinamento di questo tipo richiede tempo e lavoro ma i risultati si stanno vedendo: Jacopo sta veramente volando!
PS Ieri abbiamo guadagnato un altro gesto comunicativo anche se ci dobbiamo lavorare un po'. Jacopo ha (quasi) imparato a dire sì. Per ora, il gesto è quello di mettersi la mano sulla testa perché non ha ancora ben capito come funziona il movimento con il capo però - è ovvio - è il significato quello che più mi interessa in questo momento e l'ampliamento delle capacità di comunicazione e di risposta alle domande. Lo so che fa ridere da morire ma da uno con questa faccia, cosa vi aspettate?
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domenica 18 dicembre 2011
The Golden Spike
In geologia, un "chiodo d'oro" (golden spike) è un luogo fisico in cui la stratificazione delle rocce segna chiaramente il passaggio da un periodo geologico all'altro. E' un punto di riferimento mondiale, qualcosa da cui "non si torna indietro", diciamo così...
Ieri Jacopo ha usato per la prima volta in maniera autonoma e consapevole il gesto "a me", portandosi la mano sul petto. Potremmo dire che ha assaggiato il "potere della comunicazione": questo è un importante "chiodo d'oro" nel suo percorso di crescita di cui dovremo ricordarci quando ci volteremo indietro, valutando quanto fatto in termini di "miglioramento della comunicazione funzionale esistente"...
Dopo aver ottenuto ciò che chiedeva grazie al suo gesto, si è allontanato sorridendo e guardando ciò che aveva ottenuto. L'ha continuato a usare più volte con qualche variazione sul tema esilarante.
Esempio: mi è venuto a chiedere il pane e si è portato tutte e due le mani al petto. Dopo avergli dato la prima fetta, che ha "occupato" una mano, mi ha porto anche l'altra per averne un'altra... Per la serie: una mano sul petto, una fetta di pane; due mani sul petto, due fette di pane. Indubbiamente ha una sua logica :-)
Ieri mattina, del resto, eravamo alla ASL per recuperare un incontro saltato durante la settimana e ha usato un foglio che c'era sul tavolo per chiederci di restituirgli le carte che gli avevamo tolto (e che ovviamente erano fotocopiate su quel foglio). Insomma, sembra che l'idea della comunicazione come scambio pragmatico stia passando.
Ma non è finita qui. Non pago di questa conquista, ha ribadito la sua volontà di superare altre limitazioni alla sua azione, escogitando un riutilizzo degli arredi della mia stanza da letto, per arrivare a mettere le mani sul mio comò, luogo del desiderio per eccellenza, in quanto depositario di tutti quegli oggetti che lui non dovrebbe prendere.
Insospettita dai rumori, mi sono avvicinata alla mia stanza scoprendo - con orrore e felicità al tempo stesso - che il piccolo attila aveva spostato l'ex-fasciatoio (ora cassettiera) con le rotelle, inserendolo tra il letto e il comò, in maniera da poter salire sul letto, arrampicarsi agevolmente sulla cassettiera e saccheggiare indisturbato il ripiano di marmo.
Il caos nella stanza - e i successivi tentativi del piccolo guastatore - mi hanno dimostrato che aveva precedentemente provato a crearsi un gradino con i contenitori per le coperte che sono sotto il letto ma che non sono abbastanza alti per fargli raggiungere ciò che desidera... Per questo aveva dovuto trovare un'altra soluzione.
I motivi dell'orrore - dove le metto ora queste cose? E, soprattutto, dove sono finite tutte le cose che c'erano lì? - non sono però bastati a obnubilare i motivi della felicità. Le "immagini teoriche" che mi sono venute in mente sono state essenzialmente due:
1) che quello che avevo davanti era un classico esempio di apprendimento per insight :-)))))))
2) che nella sua mente è stato creato un progetto per raggiungere un certo scopo. Ha dovuto immaginare ciò che sarebbe successo utilizzando gli oggetti a sua disposizione in funzione del suo obiettivo. Nel processo di ominazione, questa fase di sviluppo è quella che corrisponde alla tecnica del bifacciale, osservavamo ridendo con un'amica. Dopo questa fase, la razza umana ha cominciato a parlare... Non pretendiamo questo, però saperlo incoraggia ;-)
Immagini: chiodo (http://dreamingandrunning.blogspot.com); lampadina (http://www.cleopa.it).
PS non voglio fare una disamina scientifica, ovviamente. Mi riferisco all'insight per sottolineare che è stato un apprendimento autonomo (oltre che abbastanza veloce tenendo conto che il tutto è avvento nel giro di pochi minuti) e che ha richiesto una valutazione delle caratteristiche degli strumenti a disposizione per raggiungere il suo scopo (con le rotelle, facili da spostare, più alti/più bassi). Nella sua camera, ad esempio, utilizza una sediolina per "rialzarsi" mentre in camera mia sembra aver scartato a priori la poltroncina, più difficile da spostare. E, comunque sia, è stato un processo che ha richiesto l'osservazione di ciò che gli poteva essere più utile e facile da trasportare. Comunque sia sono contenta, insight e tecnica del bifacciale a parte :-D
Ieri Jacopo ha usato per la prima volta in maniera autonoma e consapevole il gesto "a me", portandosi la mano sul petto. Potremmo dire che ha assaggiato il "potere della comunicazione": questo è un importante "chiodo d'oro" nel suo percorso di crescita di cui dovremo ricordarci quando ci volteremo indietro, valutando quanto fatto in termini di "miglioramento della comunicazione funzionale esistente"...
Dopo aver ottenuto ciò che chiedeva grazie al suo gesto, si è allontanato sorridendo e guardando ciò che aveva ottenuto. L'ha continuato a usare più volte con qualche variazione sul tema esilarante.
Esempio: mi è venuto a chiedere il pane e si è portato tutte e due le mani al petto. Dopo avergli dato la prima fetta, che ha "occupato" una mano, mi ha porto anche l'altra per averne un'altra... Per la serie: una mano sul petto, una fetta di pane; due mani sul petto, due fette di pane. Indubbiamente ha una sua logica :-)
Ieri mattina, del resto, eravamo alla ASL per recuperare un incontro saltato durante la settimana e ha usato un foglio che c'era sul tavolo per chiederci di restituirgli le carte che gli avevamo tolto (e che ovviamente erano fotocopiate su quel foglio). Insomma, sembra che l'idea della comunicazione come scambio pragmatico stia passando.
Ma non è finita qui. Non pago di questa conquista, ha ribadito la sua volontà di superare altre limitazioni alla sua azione, escogitando un riutilizzo degli arredi della mia stanza da letto, per arrivare a mettere le mani sul mio comò, luogo del desiderio per eccellenza, in quanto depositario di tutti quegli oggetti che lui non dovrebbe prendere.
Insospettita dai rumori, mi sono avvicinata alla mia stanza scoprendo - con orrore e felicità al tempo stesso - che il piccolo attila aveva spostato l'ex-fasciatoio (ora cassettiera) con le rotelle, inserendolo tra il letto e il comò, in maniera da poter salire sul letto, arrampicarsi agevolmente sulla cassettiera e saccheggiare indisturbato il ripiano di marmo.
Il caos nella stanza - e i successivi tentativi del piccolo guastatore - mi hanno dimostrato che aveva precedentemente provato a crearsi un gradino con i contenitori per le coperte che sono sotto il letto ma che non sono abbastanza alti per fargli raggiungere ciò che desidera... Per questo aveva dovuto trovare un'altra soluzione.
I motivi dell'orrore - dove le metto ora queste cose? E, soprattutto, dove sono finite tutte le cose che c'erano lì? - non sono però bastati a obnubilare i motivi della felicità. Le "immagini teoriche" che mi sono venute in mente sono state essenzialmente due:
1) che quello che avevo davanti era un classico esempio di apprendimento per insight :-)))))))
2) che nella sua mente è stato creato un progetto per raggiungere un certo scopo. Ha dovuto immaginare ciò che sarebbe successo utilizzando gli oggetti a sua disposizione in funzione del suo obiettivo. Nel processo di ominazione, questa fase di sviluppo è quella che corrisponde alla tecnica del bifacciale, osservavamo ridendo con un'amica. Dopo questa fase, la razza umana ha cominciato a parlare... Non pretendiamo questo, però saperlo incoraggia ;-)
Immagini: chiodo (http://dreamingandrunning.blogspot.com); lampadina (http://www.cleopa.it).
PS non voglio fare una disamina scientifica, ovviamente. Mi riferisco all'insight per sottolineare che è stato un apprendimento autonomo (oltre che abbastanza veloce tenendo conto che il tutto è avvento nel giro di pochi minuti) e che ha richiesto una valutazione delle caratteristiche degli strumenti a disposizione per raggiungere il suo scopo (con le rotelle, facili da spostare, più alti/più bassi). Nella sua camera, ad esempio, utilizza una sediolina per "rialzarsi" mentre in camera mia sembra aver scartato a priori la poltroncina, più difficile da spostare. E, comunque sia, è stato un processo che ha richiesto l'osservazione di ciò che gli poteva essere più utile e facile da trasportare. Comunque sia sono contenta, insight e tecnica del bifacciale a parte :-D
sabato 3 dicembre 2011
Mappe organizzative per schiarirsi le idee
Oggi il team dell'officina si incontra praticamente al completo (il supervisore ci guarda da lontano ;-)) per una pre-riunione prima del GLHO di lunedì prossimo, finalizzato a rivedere il progetto alla luce della nuova educatrice arrivata a scuola.
Questo ci ha portato alla necessità - dandoci al tempo stesso l'opportunità - di fare il punto sul lavoro fatto in questi mesi e sulle nuove prospettive possibili (leggi potenziamento della CAA) come risposta all'urgenza maggiore in questo momento, rappresentata dal bisogno di Jacopo di ampliare e potenziare la sua comunicazione. Poi c'è anche la prospettiva di un maggior adeguamento del PEI, al modello ICF su cui è importante cominciare a ragionare con calma, anche partendo solo da alcuni aspetti specifici, come ad esempio la valutazione dei tempi e la scomposizione degli obiettivi, anche in maniera "distribuita" tra i diversi contesti di vita del bambino.
Trattare con tante persone ed avere a che fare sempre con documenti scritti da rileggere e riesaminare tutte le volte, mi ha fatto pensare di utilizzare le mappe anche come sintesi delle indicazioni ricavate dalla valutazione funzionale e dalle coordinate generali dell'intervento psicoeducativo delineate all'inizio dell'anno.
Riorganizzare questi documenti in questa maniera, fornisce una base di discussione pragmatica in cui individuare con agilità i punti in cui ognuno sta intervenendo e, in prospettiva, la visualizzazione dello sviluppo progettuale.
Questa che vedete sopra, è una delle mappe di sintesi sul ruolo dei coetanei in età prescolare, che ho cominciato ad arricchire con la bibliografia che riteniamo utile o che ci è stata segnalata.
Le prime impressioni sembrano positive :-). Vi farò sapere...
Questo ci ha portato alla necessità - dandoci al tempo stesso l'opportunità - di fare il punto sul lavoro fatto in questi mesi e sulle nuove prospettive possibili (leggi potenziamento della CAA) come risposta all'urgenza maggiore in questo momento, rappresentata dal bisogno di Jacopo di ampliare e potenziare la sua comunicazione. Poi c'è anche la prospettiva di un maggior adeguamento del PEI, al modello ICF su cui è importante cominciare a ragionare con calma, anche partendo solo da alcuni aspetti specifici, come ad esempio la valutazione dei tempi e la scomposizione degli obiettivi, anche in maniera "distribuita" tra i diversi contesti di vita del bambino.
Trattare con tante persone ed avere a che fare sempre con documenti scritti da rileggere e riesaminare tutte le volte, mi ha fatto pensare di utilizzare le mappe anche come sintesi delle indicazioni ricavate dalla valutazione funzionale e dalle coordinate generali dell'intervento psicoeducativo delineate all'inizio dell'anno.
Riorganizzare questi documenti in questa maniera, fornisce una base di discussione pragmatica in cui individuare con agilità i punti in cui ognuno sta intervenendo e, in prospettiva, la visualizzazione dello sviluppo progettuale.
Questa che vedete sopra, è una delle mappe di sintesi sul ruolo dei coetanei in età prescolare, che ho cominciato ad arricchire con la bibliografia che riteniamo utile o che ci è stata segnalata.
Le prime impressioni sembrano positive :-). Vi farò sapere...
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martedì 22 novembre 2011
Formazione sull'ICF
Vi segnalo velocissimamente che il dott. Damiani il 28 novembre prossimo interverrà a Bitonto nell'ambito del progetto di cui ho parlato qui. Ci si può iscrivere sul sito dell'associazione PiuValore, dato che hanno riservato 50 posti anche per docenti, operatori e familiari non appartenenti alle scuole partners. Se vi interessa, sbrigatevi.
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