mercoledì 25 dicembre 2013
Auguri dall'officina di Jacopo
domenica 15 dicembre 2013
Un albero Jacopo-compatibile
Oggi abbiamo fatto l'albero di Natale. Come ogni anno mi sono spremuta preventivamente le meningi per trovare soluzioni decorative in grado di resistere alla manipolazione e/o essere ripristinate senza eccessive perdite di tempo. Entrambe le caratteristiche sono anche garanzia di contenimento del danno e del pericolo in caso di caduta albero (...).
Quest'anno, l'idea Jacopo-compatibile e' stata la decorazione in tulle, che potete vedere in foto. Ieri sera ho fatto delle prove che non mi hanno convinto allora ho solo montato l'albero e ho rimandato la realizzazione creativa a oggi. Quando mi sono svegliata, ho trovato una prima decorazione provvisoria ad opera di Jacopo, che l'ha cosparso di pezzettini di carta. Per la serie: a tutto io devo pensare!
Il tulle e' stato molto gradito: da' un bell'effetto soffuso con le luci, e' morbido da toccare e il fiocco si ricompone abbastanza velocemente ;). La parte da leone la fanno le luci a led (che possono essere toccate senza scottarsi e non si rompono come quelle bellissime serie che sono cadute inesorabilmente vittima del nostro eroe).
Abbiamo aggiunto qualche personaggio e qualche pacchetto (eredità Jacopo-compatibile dello scorso anno) che Jacopo stesso mi ha portato perché li appendessi.
In tutto questo, Aurora srotolava e tagliava il tulle. Con calma e serenità.
Il risultato e' qui sotto. E ora ci tocca la ben più difficile missione: presepe Jacopo-compatibile! Ma domani e' un altro giorno...
![]() |
| Decorazione |
![]() |
| Prima decorazione by Jacopo |
Abbiamo aggiunto qualche personaggio e qualche pacchetto (eredità Jacopo-compatibile dello scorso anno) che Jacopo stesso mi ha portato perché li appendessi.
In tutto questo, Aurora srotolava e tagliava il tulle. Con calma e serenità.
Il risultato e' qui sotto. E ora ci tocca la ben più difficile missione: presepe Jacopo-compatibile! Ma domani e' un altro giorno...
![]() |
| Risultato finale |
mercoledì 27 novembre 2013
Giocare insieme
Ogni Babbo Natale ha il suo bel da fare a cercare i giochi più graditi ai piccoli destinatari, ma una Mamma Natale ;-) che deve fare i conti con i bisogni educativi speciali del proprio figlio deve ingegnarsi un po' di più per riuscirci e non deve demordere riservando le energie a qualcosa di apparentemente più... "utile".
Come dico spesso (ringraziando per questo insegnamento il papà di Jacopo che un giorno - esasperato - mi chiese perché non si potevano comprare anche giocattoli "per giocare" e non solo "per imparare"), l'aspetto ludico della vita dei bambini con una qualche disabilità viene troppo spesso trascurato come se non ne avessero diritto anche loro.
Un po' come per la comunicazione, una volta che abbiamo garantito l'espressione delle necessità essenziali, tutta quella "comunicazione accessoria" di cui le nostre relazioni umane e sociali si nutrono diventa un lusso destinato a pochi. E questo non deve succedere, né per il gioco né per la possibilità di comunicare.
Tornerò sull'argomento scelta/modifica giocattoli un po' più in là (spero), con un post specifico che ho cominciato a scrivere un po' di tempo fa. Oggi mi interessa annunciare il regalo che l'Officina vuole fare a tutti i grandi e i bambini che ci leggono per questo Natale: la versione italiana del domino realizzato da Carmen Fernández Cacho con i pittogrammi disegnati da Sergio Palao per ARASAAC.
Stampandola su cartoncino e plastificandola, potrete avere un bel gioco da tavolo da utilizzare in classe e a casa, in maniera da favorire la relazione con i pari (ma anche con gli adulti che ti chiedono. "Ma come posso giocare con lui/lei?") e far sperimentare l'utilizzo dei pittogrammi anche a chi non li usa per comunicare.
In questa maniera, si può scoprire come la +s che c'è in alto a destra di alcune immagini rappresenta il plurale e, magari, lo si riconoscerà più facilmente quando lo si vedrà in un testo scritto in simboli o in una tabella di comunicazione.
Insomma. non ci dimentichiamo che senza partecipazione non c'è comunicazione e senza comunicazione non c'è inclusione... ma che ve lo dico a fare? Se siete qui a leggere, vuol dire che almeno un po' la pensate come noi. Qui sotto trovate i link ai pdf da stampare. Buon divertimento!
Come dico spesso (ringraziando per questo insegnamento il papà di Jacopo che un giorno - esasperato - mi chiese perché non si potevano comprare anche giocattoli "per giocare" e non solo "per imparare"), l'aspetto ludico della vita dei bambini con una qualche disabilità viene troppo spesso trascurato come se non ne avessero diritto anche loro.
Un po' come per la comunicazione, una volta che abbiamo garantito l'espressione delle necessità essenziali, tutta quella "comunicazione accessoria" di cui le nostre relazioni umane e sociali si nutrono diventa un lusso destinato a pochi. E questo non deve succedere, né per il gioco né per la possibilità di comunicare.
Tornerò sull'argomento scelta/modifica giocattoli un po' più in là (spero), con un post specifico che ho cominciato a scrivere un po' di tempo fa. Oggi mi interessa annunciare il regalo che l'Officina vuole fare a tutti i grandi e i bambini che ci leggono per questo Natale: la versione italiana del domino realizzato da Carmen Fernández Cacho con i pittogrammi disegnati da Sergio Palao per ARASAAC.
Stampandola su cartoncino e plastificandola, potrete avere un bel gioco da tavolo da utilizzare in classe e a casa, in maniera da favorire la relazione con i pari (ma anche con gli adulti che ti chiedono. "Ma come posso giocare con lui/lei?") e far sperimentare l'utilizzo dei pittogrammi anche a chi non li usa per comunicare.
In questa maniera, si può scoprire come la +s che c'è in alto a destra di alcune immagini rappresenta il plurale e, magari, lo si riconoscerà più facilmente quando lo si vedrà in un testo scritto in simboli o in una tabella di comunicazione.
Insomma. non ci dimentichiamo che senza partecipazione non c'è comunicazione e senza comunicazione non c'è inclusione... ma che ve lo dico a fare? Se siete qui a leggere, vuol dire che almeno un po' la pensate come noi. Qui sotto trovate i link ai pdf da stampare. Buon divertimento!
Etichette:
CAA,
giochi modificati,
regali di Natale
sabato 16 novembre 2013
Io sono... Jacopo
In un periodo in cui si parla di didattica inclusiva per massimi sistemi, senza preoccuparsi troppo di spiegare realmente di cosa si parla né di quali risorse e competenze ci vogliano per modificare/adattare/semplificare/personalizzare metodologie e materiali, noi dell'officina abbiamo fatto (e continuiamo a fare) qualche esperimento.
Uno di questi è stato la trasformazione di una semplice scheda (compresa tra le prove di ingresso per la prima), in cui il/la bambino/a "con sviluppo nella norma" avrebbe dovuto rappresentarsi con un disegno e completare la frase "IO SONO..." con il proprio nome. Ovviamente un bambino non verbale, che non disegna e non scrive ancora (per di più autistico), non può usufruire in nessuna maniera di una prova strutturata in questo modo, però è interessante capire come sia possibile trasformarla in maniera che il formato e gli obiettivi siano adeguati a modalità percettive e a stili di apprendimento specifici.
La scheda iniziale era questa
Uno di questi è stato la trasformazione di una semplice scheda (compresa tra le prove di ingresso per la prima), in cui il/la bambino/a "con sviluppo nella norma" avrebbe dovuto rappresentarsi con un disegno e completare la frase "IO SONO..." con il proprio nome. Ovviamente un bambino non verbale, che non disegna e non scrive ancora (per di più autistico), non può usufruire in nessuna maniera di una prova strutturata in questo modo, però è interessante capire come sia possibile trasformarla in maniera che il formato e gli obiettivi siano adeguati a modalità percettive e a stili di apprendimento specifici.
La scheda iniziale era questa
e noi l'abbiamo trasformata in quello che vedete sotto. Scoprite le differenze ;)
Etichette:
didattica accessibile,
materiali didattici adattati,
scuola
martedì 29 ottobre 2013
Fare squadra...
![]() |
| Immagine: ARASAAC |
Sono entrata nella stanza di Luigia per portarlo via, mi ha guardato fisso negli occhi e mi ha fatto ciao con la mano.
E con la mente sono tornata a quella sera, a quel foglio passatomi da chi mi stava mostrando la strada, a quel "potere della comunicazione" da scoprire che spiccava a lettere maiuscole, così lontano e irraggiungibile...
Che un semplice ciao potesse provocare un tale tuffo al cuore, nella vita prima di Jacopo, non lo avrei mai pensato.
venerdì 25 ottobre 2013
La pizza porta consiglio...
Io e Jacopo abbiamo passato molti momenti difficili insieme. Momenti in cui eravamo soli, io e lui. Magari perché ricoverati in qualche ospedale lontano centinaia di chilometri da casa o perché non c'era nessuno che potesse aiutarmi in quel momento anche se ne avrei avuto bisogno...
Ho dovuto prendere tante decisioni per lui senza avere sempre la possibilità di confrontarmi, chiedere consiglio e aiuto.
Non sempre la vita e le circostanze te lo permettono.
Come dico spesso, Jacopo è la mia forza e la mia debolezza. Mi rende debole perché lui è la mia carne viva, esposta senza alcuna protezione agli urti inconsapevoli di passanti frettolosi. Mi rende forte perché sono il suo scudo.
Lo scudo di una persona che non parla ma comunica. Una comunicazione in cui siamo entrambi alla pari: lui impara, io imparo.
Nei momenti di debolezza, lo scudo si attiva perché facciamo squadra. Come quando mangiamo la pizza.
Quando era più piccolo, Jacopo la mangiava sempre con piacere. Poi, come è capitato con altri alimenti, è scomparsa dalla sua dieta.
La prima volta che abbiamo condiviso il mangiare una pizza con gusto e voracità è stato al Besta di Milano dopo qualche giorno di digiuno: lui non gradiva i pasti ospedalieri e io non riuscivo a scendere giù in mensa perché non sapevo a chi lasciarlo. Una sera sono riuscita ad entrare in uno di quei giri clandestini di mamme che, la sera tardi, si ordinavano la pizza per fare due chiacchiere dopo aver messo a dormire i bambini. (Per la cronaca, io andavo a dormire sempre insieme a Jacopo perché se volevo lavarmi dovevo alzarmi all'alba e se si svegliava di notte, dovevo uscire dalla stanza per non disturbare i vicini di letto. E poi alle 8.00 già non mi reggevo in piedi...)
Comunque sia, quella pizza è ancora viva nei miei ricordi.
Anche stasera ce ne siamo mangiata una. O, meglio, ne abbiamo condivisa una. Un segnale? Un déjà vu? Comunque facciamo squadra.
Ho dovuto prendere tante decisioni per lui senza avere sempre la possibilità di confrontarmi, chiedere consiglio e aiuto.
Non sempre la vita e le circostanze te lo permettono.
Come dico spesso, Jacopo è la mia forza e la mia debolezza. Mi rende debole perché lui è la mia carne viva, esposta senza alcuna protezione agli urti inconsapevoli di passanti frettolosi. Mi rende forte perché sono il suo scudo.
Lo scudo di una persona che non parla ma comunica. Una comunicazione in cui siamo entrambi alla pari: lui impara, io imparo.
Nei momenti di debolezza, lo scudo si attiva perché facciamo squadra. Come quando mangiamo la pizza.
Quando era più piccolo, Jacopo la mangiava sempre con piacere. Poi, come è capitato con altri alimenti, è scomparsa dalla sua dieta.
La prima volta che abbiamo condiviso il mangiare una pizza con gusto e voracità è stato al Besta di Milano dopo qualche giorno di digiuno: lui non gradiva i pasti ospedalieri e io non riuscivo a scendere giù in mensa perché non sapevo a chi lasciarlo. Una sera sono riuscita ad entrare in uno di quei giri clandestini di mamme che, la sera tardi, si ordinavano la pizza per fare due chiacchiere dopo aver messo a dormire i bambini. (Per la cronaca, io andavo a dormire sempre insieme a Jacopo perché se volevo lavarmi dovevo alzarmi all'alba e se si svegliava di notte, dovevo uscire dalla stanza per non disturbare i vicini di letto. E poi alle 8.00 già non mi reggevo in piedi...)
Comunque sia, quella pizza è ancora viva nei miei ricordi.
Anche stasera ce ne siamo mangiata una. O, meglio, ne abbiamo condivisa una. Un segnale? Un déjà vu? Comunque facciamo squadra.
domenica 22 settembre 2013
Conoscere le condizioni dello spettro autistico...
Richiedi ciò che le tue aspettative ti dicono sia normale, e tu troverai frustrazione, disappunto, risentimento, e magari addirittura rabbia ed odio. Avvicinati rispettosamente, senza preconcetti, e aperto ad apprendere nuove cose, e tu troverai un mondo che non avresti mai potuto immaginare.
Jim Sinclair, Don't mourn for us [trad. Wolfagang]
“Ho scoperto nel corso degli anni che il mio modo di percepire le cose differisce da quello dei comuni mortali. Ad esempio, quando mi trovo di fronte a un martello, inizialmente non sono assolutamente di fronte a un martello, vedo soltanto un insieme di pezzi che non hanno alcun rapporto fra di loro. Posso notare un pezzo di ferro e nelle vicinanze, per pura coincidenza, una barra di legno; dopodiché rimango colpito dalla coincidenza, e questo sfocia nella percezione di un martello. Infine la funzione del martello mi viene in mente quando realizzo che questa struttura percettiva che si è presentata nella mia mente può essere utilizzata per lavori di falegnameria.” [da "Conoscere l'autismo" di Theo Peeters, pp.9-10]
La sua descrizione ci permette di capire come LUI percepisce questo utensile, ma non ci permette di percepirlo nella stessa maniera né di generalizzare che questa specifica modalità percepire un martello valga per TUTTE le persone autistiche.
Ogni persona autistica va scoperta nella sua singolarità e questo richiede che tutte le persone che interagiscono con essa conoscano le caratteristiche dell'autismo per imparare a comunicare e agire in maniera adeguata.
Non potendo partire da un bagaglio di significati condivisi, occorre avere la forza e l'apertura mentale di crearli, scoprirli e condividerli ex novo.
Ovviamente questo è indispensabile per gli adulti (familiari, insegnanti, educatori...) ma non meno per i compagni di classe (nel periodo scolastico) e/o i colleghi di lavoro (e sì! Dico LAVORO...).
Per quanto riguarda, la scuola, segnalo questo preziosissimo link di Autismo Sardegna, in cui vengono presentate una serie di attività ed esperienze (proposte dalla Division TEACCH) per educare i bambini non autistici alla scoperta delle differenze e per incoraggiare l'empatia.
L'ho trovato veramente interessantissimo e illuminante! E voi che ne pensate?
Un'ultima precisazione: io parlo di persone autistiche e non di persone con autismo perché ho imparato ad avere consapevolezza che l'autismo non è qualcosa che "si attacca" alle persone ma le costituisce, come insegnano gli autistici stessi. Come genitore preferirei dunque sentir parlare di persone con una condizione dello spettro autistico ma è pur vero, ve lo assicuro, che in questo momento mi accontenterei di molto meno...
Ogni persona autistica va scoperta nella sua singolarità e questo richiede che tutte le persone che interagiscono con essa conoscano le caratteristiche dell'autismo per imparare a comunicare e agire in maniera adeguata.
Non potendo partire da un bagaglio di significati condivisi, occorre avere la forza e l'apertura mentale di crearli, scoprirli e condividerli ex novo.
Ovviamente questo è indispensabile per gli adulti (familiari, insegnanti, educatori...) ma non meno per i compagni di classe (nel periodo scolastico) e/o i colleghi di lavoro (e sì! Dico LAVORO...).
Per quanto riguarda, la scuola, segnalo questo preziosissimo link di Autismo Sardegna, in cui vengono presentate una serie di attività ed esperienze (proposte dalla Division TEACCH) per educare i bambini non autistici alla scoperta delle differenze e per incoraggiare l'empatia.
L'ho trovato veramente interessantissimo e illuminante! E voi che ne pensate?
Un'ultima precisazione: io parlo di persone autistiche e non di persone con autismo perché ho imparato ad avere consapevolezza che l'autismo non è qualcosa che "si attacca" alle persone ma le costituisce, come insegnano gli autistici stessi. Come genitore preferirei dunque sentir parlare di persone con una condizione dello spettro autistico ma è pur vero, ve lo assicuro, che in questo momento mi accontenterei di molto meno...
Etichette:
autism advocacy,
bibliografia,
condizioni dello spettro autistico,
Don't mourn for us,
Jim Sinclair,
scuola,
Theo Peeters
Iscriviti a:
Post (Atom)











